www.marafoppoli.net -




QUANDO SERVE AIUTO NELLE ADOZIONI?Come riconoscere le situazioni a rischio?

 

L’adozione è un’impresa senza fine, come sottolinea Cigoli, e coinvolge l’intero nucleo familiare. In funzione di come ci si arriva alla decisione del diventare genitori adottivi, dell’abbinamento che si ottiene, della relazione che si stende tra genitori e figli e l’accettazione e accoglimento ambientale, si creano dinamiche particolari di facile/difficile gestione.

Anche la coppia stessa, all’arrivo del bambino adottivo, può subire dei mutamenti di cui può essere o meno consapevole e preparata. Ad esempio si potrebbe intensificare una relazione mamma-bambina, escludendo di fatto la figura paterna o viceversa. Questa esclusione implicita, può far cambiare gli equilibri di coppia e rendere difficoltoso l’instaurarsi di un buon legame affettivo con entrambi i genitori.

Altro elemento, su cui porre l’attenzione, potrebbe essere i comportamenti della famiglia allargata, l’accoglienza, la frequenza degli incontri, delle occasioni per condividere dei momenti di vita (compleanni, feste, Natale, pranzi; vacanze, malattie a casa, ecc). Si tratta di occasioni in cui sia il figlio adottivo che i genitori possono fare esperienza di accettazione e sostegno della scelta fatta. In questo caso , anche le differenze somatiche, (colore della pelle, forma degli occhi, caratteristiche specifiche) possono accentuare o meno le vicinanze o la possibilità di stendere dei primi legami. Anche i pregiudizi sulle famiglie di origine, possono dare adito a comportamenti disturbanti per l’accettazione e l’instaurare dei buoni legami affettivi. Es. bambino dal Congo, in un ambiente provinciale chiuso, poco accettante nei confronti degli stranieri. I commenti dei passanti, conoscenti, gli occhi interrogativi, gli sguardi stupiti per le varietà di razza presenti possono creare momenti di imbarazzo e disagio, fastidio. (es. “ma allora come si comporta questo bambino?”). Sicuramente l’abitudine a frequentare ambienti multietnici, può favorire un’apertura di mentalità.

Vi possono essere delle vere e proprie paure per la diversità che hanno le loro radici nella paura di quello che ancora non è conosciuto circa le origini del bambino adottivo. Questo potrebbe creare falsi miti negativi che possono condizionare preventivamente i comportamenti della famiglia.

Questo si concretizza in una suddivisione del mondo tra buono e cattivo, di cui la famiglia adottiva rappresenta il buono, mentre la misteriosa famiglia biologica, porta con sé elementi di negatività o diventa cattiva nella rappresentazione familiare condivisa o meno.

Dopo un periodo di ingresso in famiglia, solitamente i bambini vengono inseriti nella scuola dell’infanzia o nella scuola primaria in funzione dell’età certa o presunta. Dove inserirlo e come inserirlo è spesso una decisione delicata per i genitori e gli insegnanti e per il bambino stesso che potrà vivere momenti di agio o momenti di disagio.

Nell’adolescenza, la costruzione della propria identità si incrocia con il desiderio di sapere e capire le proprie origini.

L’elenco di situazioni, momenti di possibile difficoltà, indecisioni, dubbi sui comportamenti da vere, portano i genitori adottivi a sentirsi isolati e soli nell’affrontare le situazioni che si sono cercati. A volte il pensarsi adatti a risolvere tutte le situazioni, o sentirsi in dovere di risolvere tutto,  per non sentirsi squalificati come genitori, fa commettere errori evitabili e allontana dalla possibilità di richiedere un sostegno esterno temporaneo per superare la difficoltà.  Ma vi sono molte insidie in questo isolamento e indecisione, autonomia a tutti i costi che possono venir accolte e sostenute all'interno di un percorso di psicoterapia indirizzato sia ai bambini, adolescent o genitori adottivi a seconda delle problematiche emergenti. Diventa importante intervenire prima che le situazioni diventino critiche.